Segnalazione: “La città dei gatti – Scacciaincubi libro I”

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Titolo: La Città Dei Gatti – Scacciaincubi libro I

Nome e cognome dell’autore: Illary Casasanta

Prezzo dell’ebook e/o del cartaceo: ebook 3,99 / cartaceo a breve

Casa Editrice: self publishing

Data uscita: 02 aprile 2020

Numero pagine: 308

Sinossi:

Quando ci addormentiamo, quando sogniamo… anche se non lo sappiamo, andiamo altrove. Ma quando dall’altra parte, c’è qualcosa di sinistro ad aspettarti e a costringerti nelle sue catene, notte dopo notte, allora è il caso di iniziare a preoccuparsi. Lo sa bene Rica, che quando incontra Carlo per la prima volta, vede il suo tormento, il suo “Incubo”…e non si tratta di un Incubo qualunque. Lui è lì, invisibile a tutti tranne che a lei, ma far finta di nulla non rientra nei suoi piani, perché è questo che la sua famiglia fa da generazioni: sono Scacciaincubi, e non si può permettere che una di quelle creature rompa gli argini tra sogno e realtà attraverso il suo malcapitato Sognatore. Dovrà entrare nel sogno di Carlo e attraversare con lui La Città dei Gatti, e questo le darà l’opportunità di affrontare non solo quello che ha sconvolto la vita del ragazzo, ma anche quello che ha stravolto la sua.

«Immagina che il Mondo Dei Sogni sia reale, ok? È un mondo che prende forma grazie a noi che sogniamo. Tutto quello che c’è in quel posto è frutto del sogno di qualcuno. Ci sono cose stupende e meravigliose, e cose terribili e terrificanti»

Breve biografia autore:

Illary Casasanta lavora come grafico e illustratrice freelance. Si è specializzata negli anni nell’illustrazione di libri per bambini, con numerose pubblicazioni alle spalle dedicate a loro. Vive in un paesino sperduto d’Abruzzo dove l’immaginazione può volare lontana. La Città Dei Gatti è il suo primo romanzo.

Prologo:

21 giugno, notte del solstizio

Amanda continuava a camminare intorno al tavolo senza riuscire a fermarsi, gettando rapide occhiate alla pendola del salotto che accompagnava quell’attesa snervante con il suo continuo ticchettio. L’ istinto le urlava che quella non era una buona idea, ma la ragione cercava di metterlo a tacere, e non riusciva a darsi pace. Antonia la osservava dal divanetto di pelle gialla, e per quanto ci provasse, nemmeno lei riusciva a mettere da parte i dubbi che la attanagliavano.
Enriquette spostava lo sguardo dall’una all’altra, e per rompere quel silenzio carico di tensione iniziò di nuovo ad esternare le sue perplessità a Matilda e Octavia.
«Continuo a pensare che dovremmo rimandare di qualche giorno, quando saremo di più»
Ma Amanda scattò spazientita, avendo già dovuto affrontare il discorso e sapendo dentro di sé che Enriquette aveva ragione da vendere.
«Lo sai che non c’è più tempo, te l’ho spiegato! Non possiamo aspettare che arrivino anche le altre. Andrea ed Elisa saranno qui tra poco e non avremo altre occasioni come questa notte!»
«Dio santo, Amanda! Lo sai benissimo che solo noi sei potremmo non essere sufficienti! Aspettiamo almeno Enrica e Ottavia, saranno qui tra tre, quattro ore al massimo!»
«Sono già le undici. Non ce le abbiamo “tre o quattro ore”. Monica è al limite: basta un soffio per perderla per sempre e farlo uscire. E Lui non deve assolutamente uscire!»
Enriquette si zittì di malavoglia, e continuò a sorseggiare accigliata la sua tisana calmante. Matilda al suo fianco si tormentava i polsini della giacca.
«Perché ci siamo ridotte così all’ultimo secondo? Elisa non la teneva d’occhio?»
Chiese a nessuno in particolare, ma fu Amanda a rispondere di nuovo.
«L’ha fatto per anni, nonostante non si frequentassero più. Ma è successo qualcosa che ha fatto precipitare le cose, e purtroppo non ne abbiamo saputo nulla fino a qualche giorno fa, quando Andrea si è imbattuto per caso in Lorenzo»
«Cos’ha visto di preciso Elisa, quando se l’è ritrovata davanti?»
Chiese titubante Octavia, la più giovane del gruppo
«Niente di buono te lo garantisco…»
Finì Amanda, riprendendo la sua camminata impaziente nel salottino affollato. Antonia sospirò affranta:
«Avrei dovuto vigilare meglio su di lei»
«Non fartene una colpa. Tu non avresti potuto percepire il pericolo se non adesso. L’unica che poteva farlo era Elisa… ma sappiamo come sono andate le cose tra loro. E in parte la responsabilità è mia»
Le disse dando le spalle alle altre e bloccandosi di fronte alla vetrata, per scrutare ansiosa oltre la siepe che nascondeva in parte la strada buia. I lampioni illuminavano il quartiere in quella serata di giugno, calda e apparentemente tranquilla. Amanda osservò l’esterno attraverso il proprio riflesso trasparente, e si risistemò una rossa ciocca ribelle dietro l’orecchio, senza riuscire a smettere di mordicchiarsi l’interno della guancia per il nervosismo che l’attraversava da capo a piedi. Odiava quel suo tic ma non riusciva a tenerlo a bada quando si trattava di processare contemporaneamente l’idea di “pericolo” insieme ad “Elisa”. La sua figura alta e snella, veniva attraversata da qualche lucciola che splendeva intermittente e ignara, al di là del vetro, comparendo e scomparendo con la sua piccola luce dorata sulle aiuole curatissime del giardino. Fissò con nostalgia il grosso acero che faceva mostra di sé all’ angolo del muretto di cinta: quando lei ed Elisa giocavano da bambine a nascondino in quella casa, non era che un alberello, ma adesso, dopo più di trent’anni, il suo tronco scuro minacciava di sgretolare i mattoncini su cui aveva deciso di spingere crescendo.
In quelle stanze c’erano alcuni dei suoi ricordi più importanti. Era lì che aveva vissuto da quando era rimasta sola da ragazza. Zia Antonia e la sua famiglia erano diventate anche la sua, ed Elisa ben presto, molto più di una lontana cugina.
Si passò una mano tra i capelli per cercare di scacciare il nervosismo senza successo, e tornò con la mente all’ultima volta che aveva visto Monica, quasi dieci anni prima. Nelle orecchie iniziò a vorticarle il tono rabbioso e confuso del loro ultimo incontro…
Era stata colpa sua se si erano allontanate in quel modo. Elisa voleva dirglielo e spiegarle, perché sapeva che Monica, essendo così legata ad Andrea, non avrebbe tollerato una cosa simile da parte loro. Ma Amanda non aveva voluto. Quello che c’era tra lei ed Elisa non doveva riguardare nessun altro, nemmeno se si trattava di un’amica e di una Sognatrice speciale come Monica. E così quando le cose erano venute improvvisamente a galla, la miccia della bomba ci aveva messo poco a fare esplodere tutto.
Si riscosse quando i fari di un auto lanciarono lingue di luce tra il fogliame della siepe di alloro, e si spensero. Amanda andò di corsa verso la porta, e abbracciò Elisa.
«Tutto bene? Dove sono Andrea e Fausto?»
«L’hanno presa e stanno arrivando, è tutto ok»
Amanda si staccò da lei e le rifilò un’occhiataccia di rimprovero
«Non dirmi stronzate, El. Te lo leggo in faccia che non è tutto ok»
Elisa allora le rivolse un sorriso colpevole. Non era mai stata in grado di nasconderle nulla.
«Ci dobbiamo provare Amy, ti prego. È nostra amica!»
«Vuoi dire che era nostra amica. Io non dimentico, El»
«Non avercela con lei. Avrei dovuto fidarmi e dirle tutto. Così a quest’ora non ci troveremmo in questa situazione disperata»
Amanda sbuffò sarcastica
«Dubito sarebbe cambiato qualcosa»
«Non possiamo saperlo ormai…»
Disse Elisa, attraversando il piccolo corridoio che si apriva sul salottino della casa dei suoi genitori, lasciandola sola nell’ingresso. Sua madre Antonia le andò incontro con l’aria preoccupata, e anche le altre non sembravano meno agitate: Enriquette le lanciò uno sguardo di traverso carico di rimprovero. Sapeva che odiava trovarsi in situazioni come quella, e soprattutto sapeva di non esserle mai andata a genio. Matilda al suo fianco abbozzò un sorriso che non riusciva a mascherare il suo turbamento. Solo Octavia sembrava più rilassata, e le rivolse un saluto con la mano mentre rimaneva appoggiata con disinvoltura al corrimano della scalinata.
«Bene, vi ringrazio infinitamente per esservi fiondate qui con così poco preavviso…»
«Diciamo pure con zero preavviso»
Bofonchiò Enriquette
«Sì, hai ragione. So che per un rituale del genere occorre tempo per prepararsi, e più forza per eseguirlo. Ma non ho avuto scelta: la situazione sta degenerando ogni minuto che passa, e se si addormenta di nuovo…ci sono ottime possibilità che al risveglio non sia più lei che ci troveremmo di fronte»
Le donne si zittirono e guardarono Elisa, la più potente lì dentro insieme ad Amanda. Un senso di angoscia e terrore serpeggiava nei loro lineamenti al pensiero della cosa che stavano per incontrare.
«E se qualcosa va storto?»
Chiese di nuovo Enriquette, questa volta senza il solito tono di rimprovero, ma sinceramente preoccupata per quello che le aspettava.
«Non permetterò che succeda niente di male a nessuna di voi, a costo di doverci rimettere personalmente. È una promessa»
Amanda la guardò per la prima volta con paura, sentendo concretizzarsi tutti i timori covati in silenzio nelle ultime ore. Cosa diavolo si era messa in testa? Non fece in tempo a chiederle altro però, perché una seconda auto aveva appena accostato al marciapiede.
Tutte alzarono la testa al suono dei passi leggeri e quasi impercettibili che si avvicinavano alla casa, ma che nei loro cuori risuonarono come gli ultimi rintocchi prima di una condanna a morte.
Le sagome di due uomini procedevano ai lati di una terza persona, condotta quasi di peso. Attraversarono veloci il vialetto e si stagliarono nella porta d’ingresso della villetta. Il silenzio si solidificò arrestando i respiri, e una sottile nebbiolina verdastra iniziò a disperdersi sul pavimento, arrivando ai loro piedi strisciante e maligna, carica di cattivi presagi. Amanda fissò l’enorme ombra buia che sovrastava minacciosa il terzetto, e rabbrividì. Seppure tremolanti, i suoi Contorni erano ben distinguibili. Elisa aveva visto giusto: quella sarebbe davvero potuta essere l’ultima notte per Monica se non avessero fatto qualcosa subito.
La mano di Elisa strinse la sua, e con la stessa sicurezza che infondeva a lei con quel tocco deciso, la sentì rivolgersi alle altre:
«Mettetevi tutte in posizione. Si comincia»
La nebbia verde e sinistra le avvolse completamente mentre prendevano posto in tondo attorno al tavolo. I due uomini, immuni alla presenza oscura che gravitava su tutti loro, adagiarono la donna rattrappita sulla superfice dipinta: una serie di strani simboli bianchi ne decoravano il bordo in due perfetti anelli concentrici; al loro interno, una stella a sei punte indicava i punti esatti in cui avrebbero dovuto disporsi le sei donne.
Elisa sentì Amanda stringerle di nuovo la mano, prima di lasciarla con riluttanza per prendere il proprio posto sul lato opposto al suo. Poi alzarono gli occhi al grosso Specchio dalla cornice dorata che pendeva dal soffitto, riflettendo al suo interno tutte loro, e anche Lui.

Link all’acquisto : Città dei gatti – Scacciaincubi 1

 

 

 

 

 

 

 

 

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Micol Giusti
Mi chiamo Micol Giusti e sono una giovane donna appassionata di lettura e di scrittura. Vivo a Massa, in Toscana, e ho una casa ricolma di libri di ogni tipo, anche se i miei preferiti sono quelli di genere fantasy.

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