Recensione: “Storia di non-Arturo Rose e altre fantastiche creature”

0
340

Storia di non-Arturo Rose e altre fantastiche creature” è un libro difficile da catalogare in un genere. Ha in sé tratti della fiaba tradizionale, del fantasy, della fantascienza e del racconto leggendario e mitico.

Per questo motivo è un testo intrigante e sorprendente. Racchiude in se cinque storie diverse, alcune di esse legate da un filo invisibile ma palpabile.

La prima è, appunto, “Storia di non-Arturo”, che esordisce con un ragionamento articolato e molto interessante sul concetto di non-cosa, in particolare su delle non-palline, che sono tutto a parte palline. L’autore spiega questa idea astratta per far entrare il lettore nell’ottica della conoscenza di Non- Arturo, il non-protagonista della storia, che può essere ogni cosa, tranne che Arturo.

Ha perso la memoria e viene catapultato da una parte all’altra, nella ricerca di se stesso e del senso della sua vita, che diventerà molto importante per coloro che conoscerà.

Primo fra tutti la Voce, l’essere che gli fa comprendere tutte le sue potenzialità, che gli da la forza di reagire e gli parla del non-sé e di Lord Rassegnazione, che diventerà presto il suo rivale, l’antagonista del racconto.

Non- Arturo viaggerà tra i regni dei boschi, alla conoscenza dei folletti e degli orchi, e tra quelli degli uomini, prendendo coscienza di ciò che è stato sottratto al mondo: la fantasia, i sogni, la gioia della speranza.

Tutti sono tristi e grigi, ombre di ciò che sono stati quando la terra era un posto felice, e non- Arturo dovrà togliere questo velo dalla realtà ridandole colore e gioia, convincendo gli uomini a credere di nuovo nei loro non-Sé.

Questa storia è magica e nello stesso tempo molto realista, perché sembra di poterlo vedere, non-Arturo che si aggira fra la gente senza capire che cosa stia succedendo, perché tutti siano tanto presi dal loro triste lavoro e dalla loro vita monotona.

Ci si sente pronti ad aiutarlo, ad attaccare con lui il castello di Lord Rassegnazione, perché l’essere umano senza sogni è un essere che non ha scopo di esistere.

Il concetto del non sé può sembrare assurdo, ma è un modo molto scaltro di vedere la realtà, la scissione che esiste in ogni uomo, ed è ovvio che l’autore abbia un background culturale che attraversa il mondo matematico e scientifico.

E’ geniale, innovativo ed anche un po’ folle ma il risultato è un testo stimolante ed estroso.

La seconda storia si intitola “Rose e la stella alpina” e ha come protagonisti la piccola Rose, orfana ospite dell’orfanotrofio dei frati e i linchetti, folletti del regno di Linchettopia.

Rose partirà con uno di loro, Gigino, per una grande avventura allo scopo di fermare la sanguinosa guerra che va avanti nel regno degli uomini. Gli elfi silvani, guidati da Galvhan, li aiuteranno e li guideranno, proteggendoli dalle insidie che si nascondono tra gli alberi del bosco.

Riuscirà la piccola a raggiungere la stella alpina sui monti Immortali e a convincere gli esseri umani a fermare l’insensata guerra a cui hanno dato inizio? Riusciranno gli elfi a tenere a bada i temibili streghi?

Il racconto è scorrevole e ben scritto, e invoglia il lettore ad andare avanti per scoprire che cosa accadrà alla piccola protagonista.

Il terzo e il quarto testo sono intitolati “Di come nacquero le fate” e “L’avvento degli elfi” e narrano due leggende, rispettivamente il modo in cui sono nate le piccole fate e quello in cui sono nati i protettori dei boschi, gli elfi silvani.

Lo scrittore non si limita a descrivere la nascita di questi due celebri esseri magici ma, attraverso avventure e vicende intriganti che vedono come protagonisti la bellissima Arlèna e l’eterea Rea, impegnate a proteggere i loro regni e i loro popoli dai nemici terribili che si nascondono tra gli uomini comuni.nico2

Sono storie brevi ma ricche di sentimento ed emozione, che catapultano il lettore tra le meraviglie e le insidie dei boschi e dei ruscelli e lo invita a credere nelle creature fatate che si nascondono fra gli alberi.

Il lessico è semplice ma efficace, i dialoghi scorrevoli e ben curati e i personaggi ben delineati, forti e anche molto sensibili alle più comuni emozioni umane.

L’ultima storia, “San Pellegrino”, dal forte connotato religioso, deve il suo nome al protagonista, Pellegrino, che diventa santo alla fine del suo viaggio alla ricerca della religiosità più pura e dell’amore per gli esseri umani.

Durante il suo viaggio, o meglio il suo pellegrinaggio, tra i luoghi sacri per la religione cristiana, si troverà a dover fare i conti con Lucifero, deciso a tentarlo in ogni modo e a farlo desistere dal suo compito: aiutare tutti i pellegrini e le persone più povere a ritrovare la fede e affidarsi a Dio per ritrovare la loro strada.

E’ un testo che trasuda amore e speranza per il genere umano e che fa emergere un lato dell’autore fino a quel momento sconosciuto: il suo forte attaccamento alla fede e a Dio.

Si respira la sua religiosità, la sua convinzione che l’essere umano possa ancora farcela contro le insidie del male, che possa salvarsi con le sue stesse mani se solo accetta di impegnarsi e di non cedere ad ogni difficoltà.

Non possiamo che ammirare la sua fede e sperare che abbia ragione!

 

Link all’acquisto: Storia di non Arturo

Commenti
CONDIVIDI
Articolo precedenteBreve guida all’autopubblicazione
Articolo successivoRecensione: “Green and Grey”
Micol Giusti
Mi chiamo Micol Giusti e sono una giovane donna appassionata di lettura e di scrittura. Vivo a Massa, in Toscana, e ho una casa ricolma di libri di ogni tipo, anche se i miei preferiti sono quelli di genere fantasy.