Recensione: Pirin – Le memorie di Helewen

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Questa sera dopo (ahimè) una lunga attesa, pubblichiamo una nuova recensione.

Il fantasy che abbiamo letto per voi è “Pirin, Le Memorie di Helewen” che è il primo volume della saga di Sebastiano B. Brocchi.

Più che saga io direi opera.

Il lavoro che ha fatto l’autore è notevole e impressionante. Non ha creato solo un mondo e dei personaggi che lo abitano ma un vero e proprio universo che è descritto minuziosamente tra le pagine di questo grandioso volume.

Chi sono i Pirin? Su questa stirpe di uomini quasi estinta, semidei che abitavano un tempo le alte montagne d’Oriente, circolano numerose leggende ma poche notizie certe. Nella primavera inoltrata dell’Ottava Era del mondo una zattera attraversa le placide acque del fiume Pafantehes-yedo. A bordo si trovano una giovane donna avvenente, di carnagione scura, e un uomo biondo d’aspetto principesco, dall’acconciatura curata, entrambi riccamente abbigliati. Insieme a loro, un ragazzo di quindici anni mulatto, dai lineamenti ben marcati, i capelli corvini e lo sguardo bruno intenso acceso da riflessi ambrati. Si chiama Nhalfòrdon-Domenir, Splendente Narciso, e quella sarebbe stata l’ultima volta che avrebbe visto i suoi genitori. Comincia così Pirin – Libro I Le Memorie di Helewen, con l’arrivo del giovanissimo Domenir a Villa delle Magnolie, adagiata all’interno di un’insenatura del largo emissario, dimora di Helewen. Qui i genitori lo affidano alle cure del munifico padrino, prima di partire per una spedizione verso misteriose terre oltreoceano, da cui non sarebbero più tornati.

La storia dei Pirin viene raccontata da Re Helewen e trascritta dal giovane Nhalfòrdon-Domenir, un ragazzo disabile di quindici anni, molto abile nell’arte della scrittura, che è stato lasciato a corte dai suoi genitori.

È un racconto intrigante, affascinante, curato nei minimi dettagli, che coinvolge e trascina il lettore nella sua spirale magnetica.

Ovviamente non ci si deve aspettare una narrazione veloce o ricca di azione.                 È un testo complesso, per cui è necessario concentrarsi e prendersi tempo per immaginare e sognare.

Questo tipo di narrazione mi ha ricordato “Le mille e una notte”, oltre che l’articolato ed epico mondo tolkeniano. Con ciò non voglio di certo dire che è un libro poco originale, eh! Sono certa che l’autore abbiamo impiegato tempo e fatica a dar vita ad una simile realtà, perché di ciò si tratta: il mondo della carta prende vita e diventa reale, concreto… vivo.

Per concludere, direi che è un fantasy di genere classico, ben curato e interessante, adatto a chi ha voglia di appassionarsi ad un nuovo mondo ricco di magia.

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Micol Giusti
Mi chiamo Micol Giusti e sono una giovane donna appassionata di lettura e di scrittura. Vivo a Massa, in Toscana, e ho una casa ricolma di libri di ogni tipo, anche se i miei preferiti sono quelli di genere fantasy.

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