Recensione: “Memorie di sangue – Il castello del giorno eterno”

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“Memorie di sangue – Il castello del giorno eterno” è il primo di due volumi di genere dark romance scritti da Eva D’Amico e pubblicati grazie al progetto editoriale I.D.E.A., che abbiamo già conosciuto grazie all’intervista rilasciata da Marco D’Abbruzzi (La trovate a questo link Intervista a Marko DAbbruzzi)

Iniziamo, come di consueto, dalla trama del libro.                                                            La protagonista è una bambina che ha passato i suoi primi 6 anni di vita in un orfanotrofio chiamato “Casa della speranza”. È stata infatti ritrovata davanti alle porte della struttura quando aveva poche ore di vita ed è stata accolta e cresciuta nel miglior modo possibile dalla dolce Anabel.                                                                                                        Un giorno, iniziato come tanti altri, una macchina lussuosa arriva davanti alle porte dell’orfanotrofio e un ricco signore, Jeile de Lefevbre, chiede di poter vedere i piccoli. Tra tutti i bambini rimane piacevolmente colpito dalla protagonista, che adotta e porta nella sua bellissima dimora, in cui vive con suo padre e i suoi fratelli.                                         La bambina non riesce a credere a quella favola divenuta realtà. È passata dalle fredde stanze della “Casa della speranza” a quello che a lei sembra un castello, in cui il signor Jeile la fa trattare come una principessa. Nonostante venga cresciuta amorevolmente da Gabrida, che la bambina considera una madre ed un’amica, non ha la possibilità di passare del tempo con Jeile, almeno finché non sarà cresciuta e ben educata. Gli altri abitanti della casa la ostacolano in ogni cosa e la considerano una stracciona, disprezzandola o ignorandola, e proprio per questo la piccola cresce in adorazione del suo salvatore, Jeile, che non può vedere ma che le fa percepire la sua presenza con regali e promesse di un amore futuro.

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Illustrazione di Gianluca Rolli

È lui a donarle un nome, Eva, come la prima donna, perché è la prima persona estranea e senza contatti con il mondo nobiliare che entra in quella casa. Nonostante non riesca a capire perché debba restare sempre in camera a studiare e non possa vedere Jelie, Eva cresce felice e, in occasione di una delle feste organizzate dalla Casata, conosce Ezequiel, appartenente alla famiglia von Bohme imparentata con i Lefevbre. Lui diventa come un fratello e un confidente, e colui che la consola quando le cose si fanno davvero dure, come la sera dell’iniziazione di Eva, quando tutte le sue certezze crollano per rivelare il mare di bugie che le sono state raccontate. Diventata ufficialmente la compagna di Jelie, Eva dovrà affrontare soprusi, inganni, violenze, e il suo carattere si rafforzerà, facendola diventare una donna forte e decisa, capace di tenere testa a Gabriel, Daniel e Victoria. Oltre a queste difficoltà interne si aggiunge il pericolo esterno, che viene dai Burns, decisi a mettere la parola fine alla vita delle due casate. Ma cosa c’è di fantasy in tutto questo? Ne parlo solo adesso perché, a mio parere, non è su questo che l’autrice ha voluto focalizzare l’attenzione. Il fatto che la famiglia Lefevbre derivi da una stirpe di vampiri e che quella von Bohme da una di licantropi non è fondamentale per comprendere il testo. Certo, il fatto di essere vampiri, condiziona la vita della famiglia protagonista, costretta a vivere di notte e a tenere grandi tende sempre chiude davanti alle finestre, e il suo temperamento, vista la forza e l’aggressività dei fratelli.

Il libro scorre sotto l’occhio del lettore con una grande facilità. L’ho letto in pochi giorni e, devo ammettere, facevo fatica a staccarmene. Lo stile dell’autrice è lineare e scorrevole e il testo ben sviluppato.

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Illustrazione di Alessandro Grillea

I personaggi sono tanti, tutti ben delineati e caratterizzati, e i punti di vista differenti in cui è scandita la narrazione fa sì che si abbia una visione completa su ciò che accade dentro e fuori casa Lefevbre. Ma ancora più importante credo che sia sottolineare che questa non è solo una storia fantasy, un dark romance, atto ad intrattenere e fornire una storia semplice da leggere per passare il tempo. Il libro parla di argomenti seri, della violenza che può riversare un uomo su una donna, che troppo spesso è incapace di ribellarsi e reagire, dei soprusi, delle umiliazioni che l’essere umano (o l’essere vampiro) fa subire agli altri. È un libro di denuncia che tratta temi attualissimi, anche se questa denuncia è velata e non appesantisce la lettura. Importante anche il rifiuto dell’etichetta, dell’essere come impongono gli altri. Eva arriva in fondo ad un percorso interiore che le insegna ad essere indipendente, a pensare con la sua testa, a non farsi condizionare da chi la vuole solo usare, come si fa con una bambola, e poi buttarla via.

Un grande applauso quindi all’autrice, Eva, che ha saputo utilizzare la scrittura di genere fantastico per far passare un messaggio tanto importante e profondo.                               Mi auguro che la tua Eva, come le donne che rappresenta, trovi sempre un modo per andare avanti e non mollare.

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